Marmilla: un museo all'aperto - Cagliari, Sardegna - Itinerari
La primavera, quando la natura si arricchisce di immense distese gialle, rosse e azzurre, è certamente il momento migliore per visitare una zona a ragione considerata una sorta di museo archeologico all’aperto. Stiamo parlando della Marmilla, le cui alture sono meta d’obbligo di un viaggio nel cuore della Sardegna adatto a chi è appassionato di archeologia e a chi ama lo spettacolo di una natura selvaggia e incontaminata. La Sardegna, infatti, non può essere considerata esclusivamente come regione di turismo balneare ed estivo: essa figura magnificamente nell’ambito delle più antiche vicende mediterranee, grazie all’epopea e alle opere dei nuragici, figli del Mediterraneo e di quei popoli che migliaia di anni fa lo percorsero per colonizzarne coste e isole. L’itinerario si svolge nella regione settentrionale della provincia di Cagliari, facilmente accessibile da Sanluri tramite la SS197, in direzione del Nuorese. Lungo la strada ci accoglie una lunga serie di colline tondeggianti, che separano il Campidano dai monti aspri della Barbagia: totalmente spoglie di alberi, le alture della Marmilla sono da secoli il centro della produzione cerealicola della Sardegna e di pascoli ricchi dai quali, appunto, deriva il nome Marmilla ovvero mammella, ad indicare la fertilità del luogo; tra gli alberi possiamo incontrare con lo sguardo solo l’olivastro, con i fusti piegati dal fortissimo vento di maestrale e distese di cardi. Gli antichi popoli della Sardegna trovarono in questa regione una natura particolarmente adatta allo sviluppo della loro civiltà, come testimoniano alcuni dei resti più importanti della civiltà nuragica: la grandiosa fortezza di Barumini, Bruncu Madagui e il villaggio di Villanovaforru. I nuraghi sono i monumenti - simbolo della Sardegna: grandiose costruzioni di pietra erette come splendidi castelli, che però furono certamente anche templi nei quali adorare misteriose divinità, luoghi di vita e abitazioni. La prima tappa è Gesturi, noto soprattutto per le bellezze ambientali dell’altopiano vulcanico che lo sovrasta e che ne prende il nome: la Giara di Gesturi, un tempo ricca di nuraghi e ora popolata dai famosi cavallini selvaggi che vivono tra boschi di sughero e pascoli, la quale domina il paesaggio a nord della Marmilla. Non può mancare un rapido giro nel centro storico, dove tra le antiche case si individuano la parrocchiale di Santa Teresa, dalle linee gotiche e la chiesa di Santa Maria Egiziaca, connubio di modi gotici e rinascimentali. Dal centro del paese, voltando sulla sinistra, verso l’uscita per Nuragus, inizia la strada che sale alla straordinaria Giara di Gesturi. La strada converge, dopo circa 4 km, sul nuraghe Bruncu Madagui, ottimo esempio della possente cortina di difesa della Giara, che era collegata ai sottostanti insediamenti di Barumini e a tutti gli altri nuraghi, a proteggere l’altopiano come inespugnabili immense roccaforti per un perimetro di 50 km quadrati. Bruncu Madagui è un nuraghe vero e proprio, provvisto di pseudo - cupola e di forma irregolare, con muri molto spessi provvisti di nicchie; i corridoi sono molto bui, coperti di lastre di pietra orizzontale. La stazza è imponente: in origine, infatti, era alto 6 m; sulla scalinata di accesso alla terrazza si trovano due capanne circolari. Da qui possiamo salire alla Giara Grande: altopiano basaltico modellato nel corso di migliaia di anni dall’azione di vento e pioggia, che hanno creato una vera e propria isola nell’isola. Una vera gioia per gli occhi degli appassionati di geologia o archeologia o per i buoni camminatori che amano paesaggi non ancora segnati dall’uomo. Peculiarità sono i Paùli: paludi di varie dimensioni che si prosciugano in estate. Attorno ad esse possiamo ammirare la tipica vegetazione palustre e la fauna ricchissima, che annovera una specie di estremo interesse: il cavallino della Giara, l’unico cavallo davvero selvaggio d’Europa! Ne sono presenti oggi circa 500 esemplari, dal carattere indomito e superbo. Dalla Giara di Gesturi bisogna poi ridiscendere e percorrere la SS131 fino al bivio per Barumini al km 40,9. A Barumini si può sostare per visitare la parrocchiale dell’Immacolata, con l’adiacente Chiesa di San Giovanni Battista, di età romanica. Davanti la chiesa si trova Casa Zappata, un buon esempio di abitazione nobiliare del Cinquecento: il complesso, con il giardino e l’ampia corte, è stato restaurato da poco. Nei dintorni del paese il paesaggio è integro e solitario, fatto di campi coltivati: lungo la strada si possono vedere il grande ciglione della Giara e il colle del castello di Las Plassas ma di certo Barumini è molto noto per l’importante sito archeologico del nuraghe Su Nuraxi (si pronuncia nurasgi), una delle più celebri località archeologiche del Mediterraneo e la testimonianza più significativa del megalitico protosardo. Un breve rettilineo di 1 km ci conduce al nuraghe e conviene iniziare la visita dal lato esterno del villaggio, procedendo dagli insediamenti più recenti verso quelli più antichi. Le capanne del borgo esterne corrispondono alle ultime abitazioni del luogo, che risalgono alla dominazione punico - romana. Procedendo verso la massiccia mole del Nuraghe centrale, che svetta sullo sfondo, si incontrano la abitazioni vere e proprie (circa 50) che furono utilizzate mantenendone inalterata la struttura fino al VII secolo a.C. Tale struttura tipica è circolare e comprendeva tra le sei e le otto stanze, un atrio, un pozzo e un forno. Da osservare attentamente la bella capanna consiliare, detta capanna - parlamento con il particolare atrio fortificato. A questo punto ci si trova sotto le mura esterne, un tempo indispensabili per proteggersi dal pericolo di invasioni da parte dei popoli mediorientali, Fenici in testa, sorta di bastione romboidale, con quattro torrioni agli angoli. L’ultima tappa di una gita in Marmilla dev’essere senz’altro Villanovaforru, situato sulle prime colline a sud. Questo villaggio ha acquisito grande importanza con il restauro e la valorizzazione delle sue testimonianze archeologiche: davanti all’ex edificio del Monte Granatico di fine Ottocento è situato il Museo Archeologico, i cui reperti consentono di comprendere l’evoluzione storica e artistica della preistoria di tutta la Marmilla. Non è distante dalle ultime case il villaggio nuragico di Genna Mària (nel significato di mare, visibile dall’altura), con il suo nuraghe bastionato. Nel periodo romano Genna Mària divenne la sede del tempio alle dee Demetra e Kore e fu utilizzato fino al IV secolo d.C., già in piena era cristiana. Non bisogna dimenticare che la Marmilla ci dà l’opportunità di scoprire il lato contadino della tradizione gastronomica sarda: dalle ampie distese di cereali si producono le tante qualità di pani, come il sottile carasau o il civraxiu, grossa e fragrante pagnotta. Anche le minestre sono a base di cereali: su farri e sa fregala, ad esempio. Immancabili poi gli arrosti di agnello, capretto e porceddu. Insieme a formaggi e a dolci non perdiamoci i vini della zona, tutti rigorosamente DOC: il Nuragus, il Monica, il Campidano, il Girò. Gustosissimo modo per concludere una giornata di escursioni.
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