Villa Porfidia - Recale (Caserta), Campania - Ville & Giardini
Una storia lunga e intensa, quella italiana, scritta non solo sulla carta dei documenti e dei libri, ma anche sul suolo, sulla terra stessa. Templi, chiese, abbazie e conventi e poi palazzi, castelli e ville sono ancora oggi, al tempo stesso, segni di una civiltà e attestazioni di un potere passato. Già, perché se guerre e conflitti erano la condizione per la conquista di terre, l’ostentazione del potere poteva aiutarle a mantenere: ogni epoca storica ha visto i suoi signori. Diversi, dunque, nei secoli, i modi per esternare la propria grandezza: nel Medioevo è l’innalzamento della Torre che, svettando su quelle vicine, testimonia l’importanza del casato; poi sono i palazzi cittadini, lo stesso avviene in campagna, dove gli antichi castelli, cessata l’originaria funzione militare, si trasformano in residenze e si aprono al paesaggio con ampie finestre o con leggiadre loggette, circondandosi di giardini scolpiti di verde e di statue, nello stupore di un improvviso gioco d’acqua o nel cimento arduo di un labirinto di siepi. E di queste “delizie”, che sanno reinventare ogni volta in modo diverso gli spazi interni ed esterni, si riempiono i secoli, attraverso il virtuosismo barocco, passando per la purezza neoclassica fino al rigore ottocentesco per giungere a un novecento vario e difficile. Tanti segni tangibili e modi differenti di affermare la propria nobiltà e quindi la propria esistenza, consapevolmente privilegiata. Il Palazzo del Duca e della Duchessa Guevara di Bovino, oggi meglio conosciuto come Villa Porfidia (dal nome degli attuali Proprietari), ne è un’esempio. Il casale con annesso giardino è sintesi di varie stratificazioni in cui l’epoca meglio rappresentata è il Settecento. Fu voluto dalla famiglia Guevara. Un reale decreto di Ferdinando IV di Borbone del 3 settembre 1781, concede una certa quantità di acqua a titolo gratuito per l’irrigazione del giardino della Duchessa Anna Maria Suardo Guevara, utilizzando una deviazione dell’acquedotto carolino, progettato da Luigi Vanvitelli nel 1752 per alimentare le cascate della Reggia di Caserta. La villa ingloba una preesistente torre di guardia, fu detta in passato, “Castello dei Duchi di Bovino” o “Palazzo della Torre” oggi dal nome degli attuali proprietari, Villa Porfidia. Il bellissimo giardino, esteso su 1,5 ettari, è in parte disegnato con viali a siepi ed alberi sagomati secondo il modello del giardino all’italiana e in parte è un antico bosco di lecci già destinato alla caccia e poi trasformato nel “700 in romantica passeggiata pittoresca. Tutto l’impianto risente, con le dovute proporzioni, dell’influenza del complesso borbonico di Caserta. Anna Maria Suardo Guevara, Duchessa di Bovino, apparteneva ad una delle grandi dinastie borboniche. Era stata in gioventù una donna molto bella che aveva, si dice, fatto perdere la testa anche a Casanova. Appassionata giardiniera, si mise subito al lavoro trasformando il vecchio casale seicentesco in un grazioso castello con tanto di torre merlata (ingentilimento di una torre di guardia quattrocentesca) e creando le basi per un giardino. La sua passione e la sua disponibilità a sperimentare nuove forme di essenze rare fecero colpo sui reggenti che, con Reale Decreto del 1781, donarono alla loro amica un acquedotto personale che dalla cascata della Reggia portava acqua fino al suo giardino. L’elegante parco venne trasformato in un raffinato giardino in cui geometrie classiche si mescolavano a rarità botaniche in gran voga all’epoca (come le acacie e gli alberi di canfora) e a un gusto tutto nuovo, importato dall’Inghilterra, per un naturalismo prorompente. Oltre alla Duchessa di Bovino il giardino porta i segni di un’altra esuberante presenza femminile: Emma Hamilton, spregiudicata avventuriera inglese famosa per i la sua bellezza e i suoi amanti. Amica della regina, convinse Maria Carolina a lanciarsi nella creazione di un giardino moderno a Caserta, dal vasto repertorio botanico e libero dai consueti formalismi rinascimentali e barocchi. Lord Hamilton, incaricato di sovrintendere alla direzione dei lavori del parco all’inglese della Reggia, si trasferì con la moglie proprio al castello dei Bovino dove trascorsero molte estati. In quell’epoca di fine 700, vennero in visita a Recale numerosi letterati, artisti e aristocratici europei che frequentavano la corte estiva dei Borbone. Fu in questo spirito di apertura mentale e di giocosa competizione che il giardino della Duchessa-giardiniera si trasformò in un veroe proprio gioiello botanico. Dopo la messa a dimora di esotiche camelie fu deciso di inglobare nel giardino parte del secolare bosco di lecci, creando così un percorso di gusto romantico. Uno dei sentieri ombreggiati fu chiamato “il giardino impalpabile di Emma” grazie alla presenza dell’Acacia pudica o sensitiva così chiamata. Due semi rarissimi, uno di albero di canfora e uno di albero di Tulipani, furono spediti a Sir Joseph Banks, presidente della Royal Horticultural Society di Londra, su diretta richiesta di Lord e Lady Hamilton, e piantati nel giardino della duchessa. Oggi sono monumenti arborei che hanno 220 anni. Protetto dalle sue antiche mura, il giardino silenzioso e curatissimo oggi è più che mai un oasi di grazia e bellezza (da Villegiardini n. 9 del 2004).
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